La creazione di immagini in stile Ghibli e la tutela del copyright
L’intelligenza artificiale (IA) introduce nuove modalità di processo nelle organizzazioni, sollevando però importanti discussioni. Tra esse, quelle relative al diritto d’autore rivestono una rilevanza centrale.
Un caso recente coinvolge l’uso da parte di molti utenti del nuovo modello IA “GPT-4o image generator” per generare immagini nello stile dello studio giapponese di animazione Ghibli. La fattispecie crea interrogativi sulla protezione delle opere creative originali e generate dall’AI in questo nuovo contesto, a fronte della capacità delle IA generative di produrre contenuti visivi ispirati a stili artistici distintivi, come Ghibli. Quali sono le implicazioni legali di questo fenomeno in termini di diritti d’autore?
IA e creazione di opere artistiche: un conflitto in crescita
Le immagini create dall’IA, pur ispirate allo stile di animazione originale di Studio Ghibli, non sono copie dirette, ma reinterpretazioni automatiche. Per contro, la legge sul copyright protegge l’espressione creativa originale, non l’idea o lo stile in sé, creando un conflitto tra i diritti di proprietà intellettuale degli artisti e l’uso di IA che genera opere simili a quelle protette, sebbene altrettanto evidentemente non riconducibili ad un concetto di “plagio” in senso stretto.
Chi è l’autore?
Nel caso delle immagini in stile Ghibli, l’IA infatti non sta replicando un disegno, ma creando una nuova espressione artistica che pur richiama lo studio giapponese. Questa reinterpretazione solleva il dubbio su chi sia il legittimo autore: il creatore dell’opera originale che ha ispirato l’IA, lo sviluppatore dell’IA o l’utente che ha fornito l’input?
Questo dilemma evidenzia la difficoltà di attribuire diritti di proprietà intellettuale in un contesto in cui la creatività umana si fonde con la tecnologia. L’impossibilità di tracciare all’intero dei sistemi di deep learning singoli dati tra i milioni /miliardi di quelli utilizzati, si interseca con la constatazione che chi usa lo stile di Studio Ghibli sfrutta un’impronta espressiva delle immagini, già realizzata da un prestigioso autore.
La questione cruciale è se l’output dell’IA, pur ispirato a un’opera riconoscibile, possa qualificarsi come creazione originale oppure violi i diritti di copyright di Studio Ghibli. E come vada allocato l’onere della prova.
IA e copyright: la difficoltà di un necessario equilibrio
La legislazione europea offre una protezione dei diritti d’autore basati sull’IA, ma non in tutti i casi. Se il Modello IA usato dall’autore determina con ampia discrezionalità gli elementi espressivi del risultato finale, ciò solleva un fondamentale interrogativo sulla legittimità di attribuire un diritto d’autore a una creazione generata prevalentemente senza creatività umana, perché basata su input descrittivi (prompts) dell’utente che lasciano all’AI grande autonomia nell’elaborazione dell’output finale.
La normativa europea di protezione delle opere di ingegno prodotte da sistemi generativi IA, incluso l’AI Act, e la giurisprudenza derivata, non distinguono chiaramente tra IA “serventi” (che seguono prevalentemente istruzioni umane) e IA “generative” (che operano autonomamente sulla base di input di base per raggiungere un dato risultato). Questa carenza può causare una proliferazione incontrollata di diritti d’autore sulle opere generate dall’IA, ostacolando l’accesso a prodotti culturali o tecnici utili per consumatori e concorrenti.
Conclusioni: la necessità di una nuova regolamentazione
Il confronto tra IA e copyright, evidenziato dal caso delle immagini in stile Ghibli, sottolinea la necessità di aggiornare rapidamente, ove non bastasse interpretare evolutivamente, le leggi sulla proprietà intellettuale, per rispondere adeguatamente alle nuove sfide portate dall’intelligenza artificiale.
È urgente tutelare al contempo gli interessi dei creatori umani e quelli dell’innovazione tecnologica. Solo con regole chiare sarà possibile garantire un accesso equo e giusto alle risorse digitali originate dal lavoro umano.
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